Enoturismo

Racconti dal passato: leggende e misteri delle terre salentine

By 11 Agosto 2023 Agosto 29th, 2023 No Comments

Nel Salento si possono percorrere itinerari da affrontare con il fiato sospeso, scanditi da tappe magiche in luoghi intrisi di mistero. Ci sono bellezze naturali, siti archeologici, oggetti conservati nei musei, che nascondono affascinanti storie, si perdono nel mito e nella leggenda, nella magia e nell’alchimia. Si può viaggiare in terra salentina e scoprire “segreti” che gli abitanti del luogo si tramandano da generazioni.

La Pietra della Fertilità di Calimera

Conosciuto anche come “Roccia di San Vito” è un monolite calcareo del diametro di circa un metro, inglobato nel pavimento di un piccolo tempio (la chiesetta medievale di San Vito), in un boschetto adiacente al borgo salentino di Calimera. La particolarità è nel foro centrale di circa 30 cm di diametro, a cui sono legate credenze tra magia e religione.

Se vi trovate a passare dalle parti di Calimera in occasione del lunedì dell’Angelo, troverete una fila di fedeli che cercano di attraversare il buco nella roccia; per guarire da malattie, per essere purificati dai propri peccati… ma anche per ottenere la fertilità.

Questa pietra sin dalla preistoria viene associata al culto pagano della Grande Madre, e se il passaggio nel foro è divenuto, per volere della Chiesa cristiana, una rigenerazione dal punto di vista religioso cattolico, pure ha conservato nella tradizione popolare il suo ruolo di rito propiziatorio pagano.

Soleto, il paese dei Maghi

Ancora nel ‘900, Soleto era il paese in cui si recavano da tutto il Salento per consulenze e predizioni, in cui le “macarie“, le maghe (in realtà fattucchiere abili nell’uso di erbe e veleni), pare fossero specializzate.

Facevano e scioglievano “fatture” gettando sale nei bracieri per creare effetti, parlando in grecano (il dialetto derivato direttamente dal greco) come pronunciassero formule magiche. Questo è quel che restò dei fenomeni arcaici, di eventi e personaggi rimasti nella storia, come il mago e astrologo Matteo Tafuri attivo tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, o Leonarda Castellano, processata nel ‘600 a Gallipoli per aver fatto una magia a morte.

La bambola di cera benedetta conficcata di spilloni e legata ad un geco, che la Castellano aveva lasciato sotto l’ingresso di un palazzo signorile, portò a morte il proprietario del palazzo.

A Soleto spicca il campanile quadrangolare, secondo la leggenda costruito nel rinascimento in una sola notte, dai quattro diavoli alati contattati da Matteo Tafuri. Sono ancora lì, in forma di quattro grifoni, pietrificati dai raggi del sole appena finito di costruire la torre.

Giuggianello: la collina delle Ninfe e dei Fanciulli

Il paese più piccolo del Salento ma uno dei più ricchi di leggende, fiabe, racconti. Vale la pena una visita, oltre che per ammirare dolmen e menhir (rocce prelevate dalla scogliera e lanciate da Eracle contro i Giganti?) per farsi narrare dagli abitanti del posto di orchi e fantasmi, streghe e folletti, diavoli e santi.

Ne parla ancora la gente comune, come in un ben più lontano passato ne parlò Nicandro di Colofone, ed era il II sec. a.C.. Nel suo racconto si narra di una sfida nella danza tra le ninfe e dei ragazzi del posto, ignari di avere a che fare con delle divinità. Le ninfe, vincitrici, trasformarono gli sciocchi pastorelli in alberi.

Datosi che di una versione simile della storia parlò anche Ovidio, un secolo dopo, e la leggenda continuò a tramandarsi di padre in figlio, fino a tempi nemmeno troppo lontani i ragazzi evitavano di recarsi in quei luoghi. Ancora oggi, di notte, pare che gli alberi parlino e si lamentino con le voci dei ragazzi in essi imprigionati.

Otranto e l’olio lampante di Torre del Serpe

Al di là delle interpretazioni allegoriche, simboliche o storiche, la leggenda dice che sulla torre di avvistamento a sud-est della città salì un tempo, durante la notte, un serpente, per bere l’olio che alimentava la lanterna del faro. I guardiani dormivano e non se ne accorsero, così il faro restò al buio. Il faro spento impedì agli Ottomani di individuare il porto ed attaccare la città, così il serpente salvò Otranto. Per questo motivo il simbolo della città è proprio il serpente sulla torre.

Le “due sorelle” di Torre dell’Orso

Un tempo come oggi, la scogliera di Torre dell’Orso inebriava con il profumo delle vicine pinete, con l’azzurro del mare. Due sorelle salentine, incredibilmente belle, in cerca di frescura, si recarono verso il mare; una di loro ne rimase così affascinata da innamorarsene. Si tuffò e si concesse al mare, seguita dalla sorella che tentò di riportarla alla realtà, ma che a sua volta venne rapita dalle acque. Le due sorelle si trasformarono così in due faraglioni e divennero per sempre spose dell’acqua, ora sono una bellezza naturale visibile da ogni punto della baia.

Mistero, fascino, avventura: il Salento ne ha da offrire in quantità, dalle storie derivate dai miti dell’antica Grecia alle leggende legate ai Templari e alla massoneria; oltre alle spiagge e al buon cibo, per cui il Salento è rinomato.

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